Sorella,
so che Dio è dalla tua parte.
So che Gesù Cristo nostro signore è tuo compagno.
So che la grazia di Maria Vergine madre di Dio ti empie di gaia beatitudine.
Ma la prossima volta che attraverserai la strada correndo con lo sguardo volto al cielo sappi che io non frenerò di botto (rischiando di sbandare, di rompere il motorino finanche l'osso del collo).
Non frenerò.
Bensì ti asfalterò urlando frasi sconnesse.
Perchè tu, o sorella, hai Dio dalla tua parte e ciò che ti aspetta è un'eternità di beatitudine; io, al contrario, probabilmente finirò all'inferno e questa breve vita me la voglio godere fino all'ultimo.
Pace ed amore.

L'ha fatto.
L'ha fatto e la sua giustificazione è stata: "Mi annoiavo".
[Trovate le differenze.
Il più fantasioso/idiota vince un grande sorriso pieno di amore.]
Carlo studia matematica. Il padre per metterlo alla prova gli chiede: "Sai dirmi tre numeri interi diversi da zero la cui somma sia uguale al loro prodotto?". "Certo", risponde Carlo, "i tre numeri sono 1, 2 e 3". "Non ti chiedo di dirmene altri tre perchè ci sono solo questi". "Non è vero", replica Carlo, "io ne conosco altri tre". Quali sono?
[Settimana Enigmistica, n°4028]
Ilaria sta studiando matematica e bestemmia aiutandosi con un calendario, è arrivata più o meno ai primi di Agosto (più precisamente a San Gaetano da Thiene). Il padre per metterla alla prova le chiede: "Sai dirmi tre numeri interi diversi da zero la cui somma sia uguale al loro prodotto?". Ilaria lo guarda poi, molto dolcemente, prende un cric e gli sgrana in un sol colpo tutti i denti; poi sorridendo, per metterlo alla prova, gli domanda: "Ti andrebbe stasera una torta alle noci?"
[Casa mia, qualora mio padre avesse la malaugurata idea di farmi una domanda così idiota]
Da un fatto realmente accaduto:
"Qualcuno potrebbe spiegare a quella tizia che non è una festa a tema e che sopratutto il tema non è il mondo della prostituzione?"
Chi è, secondo voi, l'autrice di questa preziosa perla di pura acidità?
[Al vincitore un copia omaggio del libro "La mia vita col PH a meno sette"]

Beh, Luxuria, a me avere il pisello sembra di gran lunga il modo peggiore
Mi sono rimorchiata un giocatore di rugby lituano di un metro e novantasei.
No così, tanto per dire.
Mi sembra un modo interessante di iniziare un post.
Ma sapete com'è, la Lituania è fredda e lontana e un ragazzo (precisiamo, un armadio) di un metro e novantasei ha tutta l'aria di essere un pò stressante da gestire.
Prefrisco un furetto. [Tra l'altro mia madre si è fossilizzata sulla sua posizione di assoluto anti-furettismo. Stavo cercando di convincerla con tesi puttosto valide ("Ma mamma, ti prego, lo chiameremo Oreste!") ma sembra essere tutto inutile. Non si faccia illusioni. Io avrò un furetto. E' solo questione di tempo]
Ma torniamo a noi, dove eravamo? Ah sì, al giocatore di rugby lituano di un metro e novantasei.
In questo periodo della mia vita sentimentale che, precisiamolo, dovrebbe essere il più roseo e felice si sta manifestando un inquietante fenomeno che non saprei definire se non come: ormone defunto. Beninteso, non voglio andare ad ingrossare le file delle adolescenti assatanate che vanno in calore con la frequenza di un bonobo, quello no. Però ecco, temo proprio che la mia bella gioventù mi abbia abbandonata. Anche perchè quando ti trovi a vivere dialoghi di questo tipo con tua madre capisci che c'è qualcosa che, palesemente, non va.
- Ti sei divertita alla festa?
- Sì
- Gli è piaciuto il regalo?
- Sì
- ...e c'era qualche bel ragazzo?
(Silenzio gravoso. Vuoto cosmico)
- C'era la Sangria!
- ...
- Buuuuona la Sangria!
-Mima il gesto del massaggiarsi il pancino con aria allegra-
-Scappa in bagno a tagliarsi-
Ecco, per quanto mi riguarda a quella festa poteva anche esserci un Johnny Depp parecchio disinibito che, vestito da Sweeney Todd, mi invitava nella sua bottega a vedere la sua collezione di rasoi, credo che gli avrei risposto distrattamente qualcosa del tipo: "Preferisco la ceretta a freddo", affermazione a cui avrebbe fatto seguito una dotta disquisizione sull'argomento: "Il rasoio fa ricrescere i peli più duri?" o "L'inguine è meglio depilarlo con il Silk Epil? Se si a che velocità?"
Argomento che avrebbe fatto scappare a gambe levate qualsiasi uomo disposto al dialogo.
No così, tanto per fare un esempio pertinente.
Il problema fondamentale è che non mi guardo attorno.
Cioè, non vivo in quello stato di perenne allerta del tipo: "Ehi, cazzo a ore dodici! Slacciare l'ultimo bottone, protendere le labbra e mettersi a culo pizzo"
Scusate, sono volgare. Cambiamo argomento va, che la mia aridità affettiva non è certo roba da farci su una chiacchierata costruttiva.
Parliamo di novità.
Le novità mi hanno sempre terrorizzata.
Perchè sono quel tipo di bene di prima necessità che a me manca in continuazione.
Perchè diciamocelo, è figo poter rispondere: "Beh, ieri ho pubblicato un mio racconto su la Repubblica. Ho fatto una chiacchierata telefonica con Marco Travaglio. Sta bene, giusto una puntina di influenza. E qualche giorno fa c'è stata la prima del mio nuovo spettacolo, siamo in scena fino a Pignedì, che ne dici di venirci a vedere?"
[Notare la citazione dotta rubata alla Melevisione. Programma in cui, un folletto cocaionomane gestiva una bettola dove serviva cocktail di infimo ordine a personaggi alquanto inquietanti. Educativo ad ogni modo]
Ogni volta che mi capita di sentire/vedere/incontrare qualcuno tremo nell'attesa della fatidica domanda:
"Che mi racconti di nuovo?"
Perchè come glielo spieghi che no, non c'è proprio una minchia di niente di nuovo?
Come glielo dici che il brivido più recente risale a quella volta che ti sei dimenticata la canottiera della salute e che l'ultimo bacio lo hai dato a tua mamma prima di andare a dormire? Non lo spieghi. All'urlo di "Ehi, guarda là, un teletubbie!!" distrai il tuo interlocutore e fuggi a gambe levate.
Beh, mollare il blog per due mesi è stato produttivo.
Ho tante novità che vi vado ad elencare:
- Papà mi ha comprato la macchina.
Bello.
Bravissimo.
Un applauso.
Unica nota stonata: non ho la patente.
Ma queste, per lui, sembrano essere cose di secondaria importanza.
- Papà mi ha comprato il motorino.
E tanti saluti al cinquantino che, oramai, si spegne ad ogni semaforo accompagnato da cori polifonici di bestemmie e calci sulla marmitta.
[ Post interrotto da mio padre che entra in camera, squadra la mia maglietta con su scritto: TRUST ME, I'M A DOCTOR e all'urlo di "Tu questa non la puoi portare!" tenta di sfilarmela di dosso. Poi, non riuscendoci, esce. Il tutto accade nell'arco di un minuto circa. Sono scossa. Non so se mai mi riprenderò]
Quando arrivi al punto che gente sconosciuta ti sprona tramite chat a tornare a scrivere capisci che le cose sono due:
- o il tuo blog è esilarante al punto che, i tuoi milioni di fans nel mondo, sono disperati per il tuo periodo di lunga (e diciamocelo, immotivata) assenza
- oppure quei pochi individui che si degnano ancora di leggere quello che scrivi si stanno iniziando a rompere i maroni.
D'accordo, vi state iniziando a rompere i maroni.
Scusate.
Ma non è stata colpa mia, capite?
[Non è mai colpa mia. Non lo è stata neanche quella volta che la gatta vomitava da ore per il giardino mentre io, sette anni di pura faccia di culo, spiegavo che "No, non sono stata io a darle la cioccolata. Lei se l'è venuta a prendere dalle mie mani. E' diverso". Beh, alla fine la gatta sopravvisse e quell'esperienza tarumatica le insegnò a non fidarsi mai più di me. Amen.]
Dicevo. La causa della mia assenza è una sola:
NON SO PIU' SCRIVERE
Semplice, ma allo stesso tempo terribile nella sua banalità.
Ve lo giuro, non sono più capace.
Fisso il foglio bianco con aria smarrita e non riesco a cavare un ragno dal buco.
[Che poi, tra l'altro, è un modo di dire orrendo. A che serve tirare fuori un ragno da un buco? Insomma, a me i ragni fanno pure un pò schifo. Magari il poverino nel buco ha una famiglia, un lavoro, degli affetti. Ma lascialo pure lì dentro, no? Certo, a meno che il ragno non sia in un buco dove non dovrebbe essere (che so, il naso, l'ombelico, la serratura di una porta) perchè in quel caso è consigliabile cavarlo con una certa premura. Ma per il resto credo che gli insetti vadano lasciati in pace, ecco.]
Dicevo, fisso il foglio bianco e mi sento arida come la materia grigia di Flavia Vento.
Oppure butto giù due idee e viene fuori qualcosa di vergognosamente brutto e contorto.
Oppure scrivo per ore e poi cancello tutto. Con un click. Più spesso con uno straaaap.
Solitamente con un urlo.
Qualcuno potrebbe giustamente notare che la mia precaria salute mentale sta prendendo il treno per Fantastilandia facendo "ciao ciao" con la manina: probabile.
Alla fin fine mi consolo pensando che sono successe tante cose e che mi è mancato il tempo per liberare un pò la mente e le idee.
[Niente di più falso. Ma dovrei rendere conto delle ore passate su Facebook a fare test quali: quale dei sette nani ti rappresenta di più? o se fossi un professore che materia insegneresti?. E dovrei anche farmi un esame di coscienza e considerare che:
1) ho vissuto una vita piena e felice anche senza identificarmi in un nano minatore
2) non sarò mai un professore. O meglio: non sarò mai un professore con la fedina penale pulita.
(Beh, per dovere di cronaca: sono Brontolo ed insegno Lettere. Forse tutte e due le cose insieme)]
E così stasera, con l'imperativo "devo scrivere qualcosa!", mi sono autocostretta davanti al computer.
[Attenzione, non mi sono nemmeno lavata la testa per non perdere tempo, se stasera l'uomo della mia vita busserà alla porta ed io gli aprirò con i capelli unticci è solo colpa vostra].
Bene, giunti a questo punto mi sento in dovere di raccontarvi qualcosa: Jacques.
Jacques è il mio nuovo migliore amico, è tutto nero ed è fatto a forma di pisello (no, non l'ortaggio).
Jacques è fatto di plastica.
(Jacques, se ve lo state chiedendo, non è un dildo)
Jacques è la rotellina che serve a regolare l'altezza di una sedia girevole.
Jacques viveva nei camerini di un teatro, un tempo.
Poi arrivarono due pirla, che per comodità chiameremo Alberto ed Ilaria, che scmbiarono i camerini per l'autoscontro di Mirabilandia.
Jacques è nato dall'incontro ravvicinato, duro e violento di due sedie girevoli.
Era lì, a terra, solo ed indifeso.
E nessuno gli voleva bene perchè era piccolo e nero.
Da quel giorno Jacques vive sulla scrivania di Ilaria, che lo accudisce con amore e devozione.
Fine.
*applausi*
*cala il sipario*
[Sono una ragazza di parola.
Ho aggiornato.
Mi aspetto numerosi post colmi di complimenti, ammmore ed ammirazione.]
A proposito:
Un "che cosa vuoi fare da grande" è un pò come la morte: un'entità sconosciuta, terrificante e dalla quale, per quanti sforzi tu faccia, non puoi scappare.
Il problema è che, ora come ora, tutti sembrano aspettarsi qualcosa da te.
Non si accontentano, non so se mi spiego.
Insomma, chiunque è capace di rispondere: "Io voglio studiare Economia, aprire uno studio e fare il Commercialista", oppure "Voglio studiare Legge, aprire uno studio e fare l'avvocato".
Giammai!
Banale.
Superato.
Decisamente poco innovativo.
Ricordo ancora che, qualche tempo fa, una rivista invitava "noi giovani" ad inventare nuovi mestieri.
L'articolo diceva in breve: "Fatevi venire in mente la peggiore amenità che il vostro cervello è in grado di produrre e rendetela redditizia" e veniva citato, osannandolo come il messia della new-working-generation, tale Yde Van Deutelkom.
Costui è salito agli onori della cronaca per aver inventato un modo alquanto strano per fare soldi: dormire.
Praticamente questo grandissimo paraculo (o genio, che dir si voglia), ha piazzato nella sua camera una web-cam, tramite la quale trasmette in rete tutto quello che fa, ventiquattro ore su ventiquattro. In parole povere, collegandosi al sito si può ammirare questo strano individuo languire sul letto per ore ed ore in preda alla più completa apatia.
Nei primi 21 giorni di questa immonda boiata, attraverso gli sponsor, Yde ha guadagnato 4000 euro.
Ora sorvolando sul fatto che trovo degradante nei confronti del genere umano che un uomo venga pagato per dormire (e che della gente sia anche disposta a guardarlo), trovo ancora più folle il fatto che, suddetto giornale, osannasse queste cazzate allucinanti come: "lavori alternativi". Il gruppo di giapponesi sfigati che apre un sito di scommesse su corse di scarafaggi addestrati, l'imbecille che si fa pagare per dormire, quello che offre la sua fronte per tatuarsi la pubblicità di non-so-cosa (magari degli slip Roberta, almeno la gente non dovrà nemmeno sforzarsi troppo per capire la stretta connessione che sembra esserci tra il suo cervello e lo sfintere), tutti coloro vengono divinizzati come innovatori del panorama lavorativo.
Per quanto mi riguarda andrebbero presi per quello che realmente sono.
Indi per il culo.
Ma non è di questo che volevo parlarvi.
La mia ipercriticità cronica mi ha portata, come al solito, ad andare fuori tema.
Mea culpa.
Dicevamo: "Cosa vuoi fare da grande".
Da sempre sono riuscita a sviare questa domanda celandomi dietro alle scuse più disparate e rispondendo, fondamentalmente, con grandissime cazzate.
Mi sono nascosta dietro al pretesto della giovane età:
"Voglio fare la principessa, sposare un principe e vivere in un castello"
Della giovane età mista ad una certa tendenza all'utopia:
"Voglio fare la principessa, sposare un pricipe bello, dolce, gentile, ricco e premuroso e vivere in un castello"
Della giovane età mista alla visione del TeleGiornale che parlava della morte di Lady Diana:
"Voglio vivere da mantenuta in un castello"
Della giovane età mista ad un certo leopardiano crollo delle illusioni:
"Voglio fare la parrucchiera"
Della non più giovane età mista a crisi pre-adolescenziale e sindrome da avvocato delle cause perse ("Cioè, insomma, Jesse McCartney è un grande artista, cioè, spacca una cifra"):
"Voglio fare Giurisprudenza"
Della presa di coscenza della mia sconfinata ironia che, da allora, alla mefistofelico domanda associava una boiata a caso, del tipo:
"Voglio fare la velina e sposare un calciatore"
"Voglio trasferirmi alle Bahamas e vivere vendendo grattachecche sulla spiaggia"
"Voglio aprire un allevamento di caproni in Nuova Zelanda"
"Voglio fare la modella anoressica e cocainomane"
E così via.
Diciamo che è stato bello finchè è durato.
Sfortunatamente la maturità incombe, la maggiore età mi aspetta a braccia aperte ed io devo fare una scelta.
Ripeto: io. Io che posso impiegare ore, cofanetto alla mano, a scegliere quale dei tre Shrek vedermi e che posseggo l'innata capacità di spingere all'orlo del suicidio innocenti commesse per poi uscire da un negozio senza comprare nulla.
E non una scelta qualunque, attenzione, una scelta innovativa, speciale, che lasci un segno.
Ho diciassette anni, santo cielo, cosa ne posso sapere io di quello che voglio essere?
Già è tanto se riesco ad organizzare qualcosa per il sabato sera e se mi anticipo i compiti per dopodomani (cosa che, se non erro, non faccio dalla quarta elementare) secondo voi dovrei scegliere, adesso, cosa essere per il resto della mia vita?
Si sproloquia tanto sulle "nuove generazioni": siamo tristi, demotivati, senza miti nè ideali.
Sbagliato.
Siamo spaventati, a morte, per quello che potremmo diventare.
C'è crisi e povertà, ci sono miserie e guerre, ma quello che ci si aspetta da noi è di essere novelli Bill Gates, guadagnare soldi a palate ed andare ad ingrossare le fila di quelli che "contano-qualcosa".
Io, per quanto mi riguarda, sto contrattando l'acquisto di un gregge di splendidi esemplari di capra hircus e di una piccola casetta a nord di Wellington.
[Non è vero, in realtà sto considerando seriamente l'idea di diventare: una strizzacervelli, la styilist di Malgioglio e il giocattolo sessuale di Johnny Depp. Per adesso sono ancora molto indecisa]
"La tizia con la quale dovrei lavorare dopodomani a Livorno non risponde al cellulare", ci comunica mio padre, "è da un pò che non riesco a rintracciarla"
"Magari è morta", interloquisce mia madre continuando a mangiare la sua insalata.
"Beh, allora il cellulare si sarebbe dovuto scaricare", risponde papà calmo e sereno.
"Magari è morta stamattina ed il cellulare squilla a vuoto"
"O forse ha avuto un incidente"
"Magari l'hanno assassinata"
La conversazione, in un clima alquanto surreale, prosegue per altre due o tre battute.
Ecco, per tutte le volte che mi si accusa di essere catastrofica, negativa ed un poco incline all'isteria...
...ricordate che io condivido metà del patrimonio genetico con i due loschi individui sopracitati.
No, così, tanto per puntalizzare.
Ho deciso:
Ecco.
Quindi preparatevi.
Il titolo sarà: QUESTO PICCOLO GRANDE AMORE, E SCUSA SE TI CHIAMO AMORE, MA MI VIENE VOGLIA DI SCRIVERLO SUI MURI PERCHE' HO VOGLIA DI TE ANCHE SE E' LA NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI.
Sì sto un pò cazzeggiando, ma il libro lo voglio scrivere veramente, eh?
Credo di aver appena battuto il mio personalissimo record di "abbandono-blog" e sento di dovervi delle spiegazioni.
In primo luogo ho perso totalmente ogni forma di creatività, ogni minima capacità di scrittura che possedevo ed anche buona parte della mia ironia.
Qui le cose sono due o il mondo, obscuro et malvagio, sta tramando contro di me oppure sono stata semplicemente vittima della micidiale unione di due cose all'apparenza innocue, quali:
- Facebook
- la soap-opera che si vede la mia vicina di casa
Facebook è il male.
Non c'è altro modo per descrivere questo astruso strumento del demonio che ha avuto il potere di lobotomizzarmi negli ultimi tre mesi.
Tramite Facebook ho rincontrato persone perse di vista dai tempi delle elementari e la cui assenza, sinceramente, in tutti questi anni non ha turbato i miei sonni.
Ad esempio la compagna di classe cleptomane che non vedo da giugno del '96, la ragazza alla quale durante le lezioni di catechismo tiravo addosso palline di carta e saliva, il sociopatico delle medie, il malato di figa di sessantaquattro anni ed altri elementi di varia umanità.
Ed ora qui la domanda mi sorge spuntanea:
"Perchè tu, o ragazzina cleptomane che non vedo dalla seconda elementare, mi aggiungi tra gli amici?
Non ricordi, o ragazzina cleptomane che non vedo dalla seconda elementare, che tu un giorno mi rubasti un bellissimo temperino fatto a forma di diamante?
E di che cosa credi che potremmo mai parlare io e te, ragazzina cleptomane che non vedo dalla seconda elementare? Perchè a me, della tua attuale vita, del fatto che ti sei tagliata i capelli e fatta il piercing al naso interessa più o meno quanto Amici di Maria De Filippi, bambina cleptomane che non vedo dalla seconda elementare. Se proprio vogliamo iniziare un dialogo costruttivo ed interessante io porrei al centro della nostra discussione una semplice questione: che fine ha fatto il mio temperino fatto a forma di diamante?"
"E tu, orrenda ragazzina con le trecce alla quale tiravo palline di carta e saliva durante il catechismo, non ti sei mai chiesta le ragioni del mio simpatico hobby? E' molto gentile da parte tua farmi dono della tua amicizia, ma ti sei mai chiesta perchè io mi deliziassi con questo passatempo? E' un lungo processo sai, quello di creare palline da cerbottana, fautore di un considerevole spreco di carta e saliva . Allora tu non ti domandi come mai impiegassi tempo ed energie per il solo, sadico piacere di vedere la carta a quadretti che si appiccicava sui tuoi capelli? Forse io a quei tempi non morivo dalla voglia di essere tua amica e forse, il giorno in cui scappasti in bagno piangendo, questa ostilità l'avevi avvertita anche tu, o orrenda ragazzina. Allora perchè, a cinque anni di distanza, vieni a scartavetrarmi i maroni? Il fatto che io non possa lanciarti online carta e bava sui capelli ti rende spavalda? Credi forse che la tua frangetta piastrata e la totale mancanza di trecce da tirare ti rendano meritevole della mia amicizia? Non è così, mi dispiace. Addio"
"Santo cielo, sociopatico essere con il quale ho scambiato tre parole in tre anni di medie, perchè mi aggiungi tra i tuoi amici? Pensi che ora io e te abbiamo degli argomenti in comune? Pensi che adesso anche io mi lasci prendere da crisi isteriche durante le partite di pallavolo come facesti in prima media? Pensi che io mi metta a piangere per un' insufficienza nel compito in classe come facesti in seconda media? Pensi che improvvisamente trovi assai piacevole la tua psicopatica ed irritante presenza? Non è così, mi dispiace. Addio"
"Ed infine tu, o insulso vecchio pedofilo, che cosa vuoi da me? Pensi di sedurmi? Pensi che una volta aggiunta tra gli amici io corra da te e te la lanci con la fionda come se non fosse la mia? Perchè mi hai aggiunta? Vuoi smanazzarti nelle mutande guardando il mio giovane corpicino? Fallo, santo Dio, ma se ti contatto chiedendoti chi cavolo sei non irritarti, o insulso vecchio pedofilo. Non darmi della maleducata quando ti chiedo perchè il buon Dio si è preso Paul Newman e ti ha lasciato tra noi. Perchè mi rendo conto che è difficile accettare la dura reltà delle cose, ma sei hai sessantaquattro anni e su Facebook aggiungi diciassettenni sconosciute sei un insulso, vecchio pedofilo. Punto"
Come dimenticare poi le foto che i tuoi "amici" si divertono a pubblicare a tradimento: ad esempio scatti risalenti a lontane estati nelle quali, obesa e coatta, indossavi senza vergogna dei Ray-Ban a specchio. Cose così.
Beh, nonostante tutto Faccialibro mi ha resa un ameba.
(Per non parlare poi del fatto che sono diventata amica della mia maestra delle elementari, del mio professore di Chimica e di una mezza dozzina di persone delle quali ho ricordi vaghi e confusi).
Oh, gioia.
La soap-opera della mia vicina di casa, da qualche mese a questa parte, sta rovinando il mio precario equilibrio psicologico.
Tutto inizia verso le quattro di pomeriggio:
"O Rudolph! Ti amo! O come ti amo Rudolph!"
"Ma non possiamo amarci Ginevra, tua madre mi odia!"
"Oh, Rudolph, ma io ti amo tanto!"
"Oh, Ginevra, anche io!"
Dialoghi vari e di un certo spessore psicologico che, solitamente, si protraggono per una ventina di minuti con poche variazioni sul tema.
Non so che soap-opera sia.
Non so in quale canale sia trasmessa.
Non so perchè la mia vicina non si decida a comprarsi un apparecchio acustico e a non rompere più i coglioni al prossimo.
So solamente che, dalle quattro alle sei, la mia camera risuona di meravigliose quanto travagliate storie d'amore di serie B.
Dalle quattro alle sei.
Roba che agli sceneggiatori di Lost dopo un pò sanguinerebbe il cervello dal troppo sforzo.
Perchè, attenzione, i protagonisti della nostra beneamata storia non sono persone qualunque, la loro vita non scorre sui dritti binari della quotidianità, giammai.
In un mese di convivenza forzata con le odiose vocine non c'è una volta che li ho sentiti dire, che so:
"Ehi, Pedro! Oggi mi sono venute le emorroidi"
"Mi dispiace Stephanie, vuoi che vada a comprarti una pomata?"
"Grazie, Pedro, saresti molto gentile"
Figurarsi, gli odiosi personaggi sanno fare solo poche cose, quali:
- lasciarsi andare ad improbabili quanto rumorosi amplessi
- urlarsi contro tutto il loro amore
- urlarsi contro tutto il loro odio
- urlarsi contro in generale
- morire
- resuscitare
- soffrire
E' quindi palese che ogni volta che mi siedo al PC con la voglia seppur minima di buttare giù due righe, non posso fare a meno di pensare che, mentre io sono qui seduta a cazzeggiare, in qualche parte del mondo Amanda ama Jack, che però è innamorato di Christina che ama Juan, che in realtà altri non è che suo nonno, ovvero il cugino del fratello del panettiere che viveva a Sacramento con Jack e che amava perdutamente Johanna (che poi è morta di cancro alle ovaie).
Non è propedeutico alla scrittura, proprio no.
Ah, e poi c'è quel piccolo insulso particolare, ovvero che ho una vita da vivere.
Beh, comunque sono tornata.
Sto bene e, miei adorati, mi siete mancati.
Cercherò di essere più presente e corrosiva che mai.
Vi voglio bene
[Cavoli, se mi sono rammollita...]
Avrei tante cose da dire.
Leggere, divertenti, scherzose.
E mi piacerebbe scriverle sul blog e condividerle con tutti voi come ho fatto e, spero, continuerò a fare.
Poi magari nella pagina principale di Libero, tra tette, gossip e cazzate varie mi cade l'occhio su quello che sta succendendo in questi giorni a Gaza e mi passa la voglia.
Vedo cose che non vorrei vedere e sento cose che non vorrei sentire.
Corpi di bambini straziati dalle esplosioni ed abbandonati sulla strada.
Una donna che, con grande dignità, piange sulle rovine della sua casa.
Il telegiornale dice che non appena i civili vengono a conoscenza del fatto che ci saranno poche ore di tregua si precipitano a tirare fuori dalle macerie i corpi dei loro cari.
Su TV Sorrisi e canzoni c'è un'immagine che si discosta molto dagli scenari di sangue che ci stanno proprinando da giorni e che, se possibile, fa ancora più male.
Una bambina piange.
Ha gli occhi verdi.
E piange.
Cinque righe spiegano la situazione disperata nella quale versa il territorio della striscia di Gaza.
Le cinque pagine successive sono dedicate ad "Amici di Maria de Filippi", con grande dovizia di particolari su alunni e professori.
Allora non posso fare a meno di pensare che troppo è stato scritto e troppo è stato detto.
Vedo blog intasati da notizie, pareri ed opinioni e vorrei dire basta.
Silenzio e rispetto.
I media fanno già abbastanza, non rendiamo un fatto così drammatico un banale argomento di conversazione. Non mettiamo sui nostri blog, dove la vita quotidiana e le piccole scaramucce di ogni giorno fanno da padrone, lunghi e lacrimosi post su una guerra che noi non potremo mai descrivere nè comprendere.
Non facciamo lo stesso errore di giornalucci scandalistici e programmi di serie B.
Silenzio e rispetto.
Perchè io ora so benissimo che Daniela, ballerina cicciottella, sta avendo dei problemi nei passi a due con Leon; ma non so nè saprò mai, perchè quella bambina dagli occhi verdi, quel giorno, in uno stralcio di vita troppo distante dalla mia, piangeva.
Vacanze all'insegna della nullafacenza cosmica.
Il mio problema fondamentale (oltre al fatto che sono lunatica, stronza, acida ed incline all'isteria) è che "vado a periodi". Ovvero, ad intervalli di tempo regolari, pongo al centro del mio personalissimo universo un "qualcosa", che può essere la scrittura, il leggere ossessivamente fino a farmi cadere gli occhi, il disegnare forsennatamente fino a farmi venire i crampi alle mani, l'ascoltare in loop sempre la stessa canzone e via dicendo. Attualmente il mio modus vivendi può riassumersi in quattro cruciali parole: NON FARE UNA SEGA. I co-protagonisti di questo allegro periodo di festa sono: il pigiamone antisesso, i capelli a culo di riccio, i calzini antiscivolo con la pecorella e gli smalti da dark lady.
Oramai la mia illustre persona verte in uno stato di totale abbandono psicofisico, la mia voglia di vivere ha fatto le valigie ed è emigrata all' Havana lasciandomi sola insieme agli impulsi primordiali: fame (cercare cibo), sonno (cercare letto, divano, tappeto, giaciglio di paglia), cacca (cercare bagno), puzza (cercare doccia) e così via. L'unica parte di me che sembra non avermi abbandonata è la mia folle passione per gli smalti di color "rosso-mia-nonna".
Ebbene non è difficile avvistarmi inglobata in un tripudio di pile arancione con gli orsetti, mentre sfoggio calzini antiscivolo degni di una tredicenne ed esibisco con orgoglio unghie laccate di un rosso acceso.
La morte del sesso, direi.
(Unica nota maliziosa: il regalo di natale di mia nonna. Un completino intimo rosso fuoco con scritto, in calligrafia dorata: DEVIL.
Interessante considerando che l'unica cosa che credo di avere in fiamme in questo periodo è il fegato. Altro che ormoni birichini)
A proposito: rosso.
No perchè mi sembra di aver ripetuto assai poco questa parola, di recente.
In fancazzismo in fondo non è il Male (al contrario di Facebook, di Uomini&Donne e delle Lecciso ad esempio), tutto questo tempo mi ha dato l'occasione di riflettere sul momento di crisi profonda che mi ha colpito e sono giunta ad una brillante conclusione: sto cambiando.
Cioè, era assolutamente innaturale che una ragazza nel pieno della sua crisi adolescenziale fosse così matura, ironica, solare (e modesta).
Quindi sono giunta alla conclusione che mi sto trasformando in una ragazzina tristacchiotta ed un pò depressa.
Di quelle che preferiscono stare a casa a leggersi un buon libro invece di uscire con gli amici.
Quelle che guardano tutti dall'alto in basso e si credono il Padreterno e poi non sono altro che persone tristi e sole.
Roba così.
Vabbè oh, il mio canto della fenice è durato anche troppo a lungo.
Gioitene con me.
Beh, in fondo questa non è stata l'unica cosa sulla quale ho avuto occasione di riflettere, ad esempio:
- lo sapevate che se su una boccetta di smalto leggete "si asciuga in sessanta secondi" quel sessanta va moltiplicato per dieci alla quattordici?
- lo sapevate che se appendete due giubbotti, un cappotto, svariate felpe e tre sciarpe del peso di un ferro da stiro, all'appendiabiti della vostra camera, ecco, c'è una buona probabilità che esso cada?
- e lo sapevate che, per le leggi di Murphy, questo cadrà verso l'una di notte, giust' appunto mentre voi stavate per prendere sonno?
- lo sapevate che la risposta adeguata ad un sms con gli auguri di natale non è "Grazie! Tantissimi auguri anche a te e famiglia! Ma, esattamente, chi sei?"
Ora vi saluto.
Mi aspetta un affascinante serata in compagnia di un pandoro ebbro di zucchero a velo, Lolita ed Otalgan.
No, non si tratta di un affascinante orgia culinaria con la mia amica Spagnola ed un giovincello svedese.
Lolita è un libro.
E Otalgan è l'affascinante nome del mio antidolorifico per le orecchie.
E buon natale anche a voi.
Il Signore Degli Anelli - J.R.R. Tolkien. L'ombra del vento - Carlos Ruiz Zafòn. I libri di Paulo Coelho, Alessandro Baricco e Banana Yoshimoto. Il Maestro e Margherita - Bulkarov. Chiedi alla polvere - John Fante. Sostiene Pereira - Antonio Tabucchi. Cent'anni di solitudine - Gabriel Garcia Marquez. L'amore ai tempi del colera - Gabriel Garcia Marquez. Il ritratto di Dorian Gray- Oscar Wilde. Il Cacciatore di Aquiloni - Khaled Hosseini. La variante di Luneburg - Paolo Maurensig. Il Piccolo Principe - Antoine De Sant-Exupéry. Notre Dame de Paris- Victor Hugo. Il fantasma dell'Opera- Gaston Leroux. Alice nel paese delle Meraviglie - Lewis Carroll.